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Estinzione II - Un abisso profondo

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Perché il crollo demografico italiano è un fenomeno nuovo e inquietante nella sua immensità ovvero  di uno sguardo dentro l'abisso  La valutazione umana dei fenomeni nasce sovente dal confronto. La nostra mente elabora i potenziali scenari futuri facendo appello a situazioni simili occorse nel passato. Questo è uno dei motivi per i quali riteniamo così importante e ci appassiona lo studio della storia e del perché la saggezza è un tratto spesso associato con l'età. Quando però si verifica un fenomeno nuovo, la nostra mente ha difficoltà a capirlo. Quando analogie, comparazioni si rendono poco efficaci, se non impossibili, o anche svianti, rimaniamo perplessi e ci risulta difficile valutare effettivamente la realtà che abbiamo davanti, finendo spesso per ignorarla, nel bene, pensando che nulla accadrà, o nel male, chiudendoci in una cieca disperazione.  Il crollo demografico che l'Italia sta per sperimentare è un fenomeno nuovo. Completamente, radicalmente nuovo.  Per...

Estinzione I - Ouverture - Il grande silenzio - Saggio sulla denatalità

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Ovvero di come l'Italia si estinguerà nei prossimi anni, non con un disperato grido, ma con un gemito flebile e del perché non se ne parla  Entro il 2100 la popolazione italiana sarà dimezzata. Sì, dimezzata. Guardate al vostro fianco ed immaginate che la persona seduta accanto a voi non ci sia, non ci sia mai stata.  E' quello che accadrà. Scegliete due città, di popolazione comparabile e cancellate una di esse. Evaporatela. Come se non fosse mai esistita.  Questo è il destino attuale dell'Italia.  Nella storia non si è mai visto un fenomeno di crisi demografica così grave: è qualcosa di nuovo. Inesplorato.  In questa serie di articoli esploreremo le cause, le conseguenze, l'ambito e le possibili scelte attorno a questa crisi che, sebbene poco dibattuta, avrà conseguenze di gran lunga superiori a quelle dell'innalzamento della temperatura, almeno per il nostro paese (e, come spesso accade, tra le due crisi vi sono punti di contatto). Ma allora, perché non si pa...

E l'Occidente sta a guardare: il caso Peng Shuai

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Ovvero: dell'insostenibile peso dell'ipocrisia occidentale.  Ieri si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne: si sono susseguiti sui media interventi, appelli, testimonianze con l'obbiettivo di sensibilizzare e fornire strumenti per ridurre questo terribile ed immondo problema.  Eppure Eppure poco o niente si è detto del caso di Peng Shuai, la stella del tennis cinese che, dopo un'accusa di stupro pubblicata su Weibo, un servizio di rete sociale simile a Twitter, è stato di fatto evaporata dal regime di Pechino.  Cancellata la sua identità digitale; poche, pochissime le apparizioni, virtuali, che sembravano tutte sorvegliate o comunque rilasciate da una persona la cui libertà è inesistente.  E l'Occidente resta a guardare: poche condanne, sull'Internet, qualche trafiletto, articolo.  Ma quello che conta, nella vita, sono i fatti, non le parole.  Ed al caso Peng Shuai non è seguito nessun fatto, laddove ve ne sarebbero potuti es...

Che suono fa un uccellino robotico? Microchip, Microchip

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Ovvero, di come la scarsità di microprocessori avrà effetti rilevanti sul prossimo anno   Ci risulta inusuale, in un’economia di mercato così connessa come quella odierna, effetto della globalizzazione, o imperialismo americano (come li si voglia chiamare: sono due nomi per il medesimo fenomeno) trovarsi in uno stato di penuria di materie prime.    Le materie che mancano sono le più varie, dal legno, che ha risentito di notevoli incremento sul mercato, rendendo complessa e spesso antieconomica la costruzione di pallet, al riso.    Ma c’è uno specifico elemento della nostra economia che, qualora manchi, ha conseguenze di ampia, amplissima portata: i microprocessori.   L’attuale penuria degli stessi sta comportando ritardi nella produzione di molti comporti, come quello automobilistico, che sarebbe impaziente di cavalcare la ripresa in questo spiraglio da crisi COVID; la penuria è così marcata non solo da frenare la produzione di nuove auto e da chiudere per ...

Forze Armate Europee: Sì, certo, come no …

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Ovvero come è più probabile che entro domattina mi cresca una folta capigliatura che l’Unione Europa si fornisca di un esercito e di una struttura politico-militare per gestirlo       Leggevo stamattina un articolo di Joseph Borrel per il CorSera, dove l’Alto Rappresentante UE da il meglio di sé stesso per descriverci un mondo pieno di suini volanti.    Nell’articolo, l’Alto Rappresenta delinea la necessità di una forza armata europea di almeno 5000 soldati (un dato che mi sembra esagerato, che ce ne faremo mai di ben 5000 soldati) alla quale dare il roboante nome di Initial Entry Force, come a far immaginare al nemico che ad essa ne seguirà un’altra, che non arriverà mai (questa sì che è fine psy ops 1 ).   Ora, non sono dove partire per descrivere il mio sbigottimento, ma andiamo per punti:   1.       Una forza di 5000 soldati è assolutamente inutile a qualsiasi scopo pratico che non siano attività da corpi speciali. Normalme...

Sulla spinta gentile

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Ovvero come l’elefante, con pazienza, gentilezza e una buona dose di propaganda, riuscì a sodomizzare la formichina  (o la maialina, come da immagine : ) ) Noto un uso sempre più frequente da parte dei governi occidentali di politiche e tecniche di comunicazione afferibili al concetto di  Nudge , spesso tradotto in italiano con spinta gentile.    Il concetto, che nasce nell’ambito degli studi dell’economia comportamentale, negli US of A, è, una volta compreso, abbastanza intuitivo: l’essere umano opporrò una forte resistenza a qualsiasi forma di obbligo, divieto assoluto, perché vedrà messa in pericolo la propria libertà. Inoltre, i sistemi normativi moderni rendono estremamente complesso il vietare  tout court  qualcosa, quindi, per un gruppo di resistenza, è abbastanza facile congiurare le energie legali per difendersi (e se il corpo leso è la magistratura non serve convocare un bel niente che tutto si sistema da sé : ) ).   Invece, se si  incen...

Vamos Alla Playa

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Ovvero: se adesso tutti dicono che è stata sbagliata la politica in Afghanistan, la mia domanda è: ma poteva essercene una, almeno una, di politica adeguata?   Leggendo i giornali stamattina, sia quelli odierni che quelli di ieri, è evidente come la principale narrativa in relazione all’Afghanistan da parte degli ammerigani sia: il problema non è stata l’occupazione in sé ma la modalità di gestione della stessa, che non ha consentito, nei tempi possibili, la creazione della coscienza di una nazione afghana di stampo occidentale.    Ora, io non ho idea di quanto tempo gli ammerigani 1  volessero restare, ma conoscendo anche sommariamente il modello antropologico culturale delle tribù che popolano l’Afghanistan, tale operazione di rivoluzione del loro modello culturale avrebbe richiesto probabilmente secoli. E questa è solo in parte un’iperbole; vi è la concreta possibilità che un gruppo umano basato sui clan non riesca, se non tramite processi forzati, a passare al co...